Donne e discipline STEM: una panoramica tra storia, dati e politiche innovative
Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica: racchiuse nell’acronimo STEM. Quattro assi portanti del progresso contemporaneo, ma anche quattro porte d’accesso disuguali tra uomini e donne.
Se si osservano le statistiche recenti, emerge un divario persistente: secondo PISA 2015, solo lo 0,4% delle ragazze quindicenni aspira a una carriera nelle tecnologie dell’informazione e comunicazione, contro il 4,8% dei coetanei maschi. Numeri che non sorprendono più, ma ancora pesano sulle scelte, le opportunità economiche e la cultura scientifica collettiva.
Che cos’è STEM e quali discipline include
Origine del termine (Rita Colwell, 2001)
Era il 2001 quando Rita Colwell, allora a capo della National Science Foundation, coniò il termine STEM durante una conferenza nazionale. Nel giro di poco tempo, l’acronimo si è imposto nel lessico di scuola, università e policy, trainando un interesse crescente verso le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche come chiave per l’innovazione.
All’origine, però, c’era un’urgenza: promuovere l’inclusione e la diversità nei campi a maggior contenuto tecnologico e scientifico, dove la disparità di genere si era già mostrata in tutta la sua ampiezza.
Elenco pratico delle materie per ogni lettera: Science, Technology, Engineering, Mathematics
L’apparente semplicità dell’acronimo cela una galassia di materie e percorsi. Sotto Science ricadono fisica, chimica, biologia e geologia; in Technology rientrano informatica, robotica, elettronica, telecomunicazioni. Engineering abbraccia tutti i rami dell’ingegneria – civile, meccanica, elettronica, biomedica, gestionale – mentre Mathematics si declina in algebra, geometria, analisi, statistica.
Importante notare come, dietro questa divisione, spesso si nascondano sensibilità e stereotipi diversi: ad esempio, l’ingegneria biomedica presenta una parità di genere molto superiore rispetto all’ingegneria meccanica o elettronica, tutt’oggi domini quasi esclusivamente maschili.
Dati e trend sulla partecipazione femminile nelle STEM
Statistiche internazionali (PISA, EU, USA, IMO)
Le cifre, i dati e i trend dicono più di mille parole. Secondo PISA 2015, il divario nell’aspirazione a carriere STEM emerge già a quindici anni, dove appena lo 0,4% delle ragazze vede se stessa futuro nel settore ICT, a fronte di un 4,8% dei maschi. Il solco si riverbera sull’università: in USA, nel 1996, il 20% dei giovani uomini dichiarava l’intenzione di iscriversi in informatica o ingegneria, contro appena il 4% delle coetanee (fonte Higher Education Research Institute).
Nel percorso accademico più avanzato, però, la distanza sembra ridursi: le donne rappresentano il 42% dei dottori di ricerca STEM negli Stati Uniti, non lontano dal 52% del totale PhD. Tuttavia, la pipeline si assottiglia verso il vertice: nei Math Olympiad (IMO), nel 2022, soltanto l’11,5% dei partecipanti era di sesso femminile (68 su 589).
Andamenti recenti e differenze per campo (biomedico vs meccanico)
Non tutte le discipline STEM sono uguali davanti alle differenze di genere. Le scelte universitarie premiano le donne soprattutto nelle scienze della vita e nella biomedicina, mentre l’ingegneria meccanica, elettronica ed elettrica rimane appannaggio netto del maschile, con punte che superano il 90% di iscritti uomini.
In Europa, i laureati STEM per mille giovani sono 21 in media: 14,9 per le donne, 27,9 per gli uomini. L’Italia si colloca al di sotto della media continentale, con soli 16,4 laureati STEM per mille giovani (13,3 tra le ragazze, 19,4 tra i ragazzi).
Perché le donne sono sotto‑rappresentate: cause e meccanismi
Percorrendo il sentiero che porta alle discipline STEM, le trappole sono spesso invisibili e precoci. Gli studi di Pajares (1996) mostrano che la fiducia delle ragazze nelle proprie capacità matematiche inizia a vacillare già dalla scuola media – una fragilità che affonda le sue radici nella socializzazione in famiglia e nei primi anni scolastici.
I divari nelle performance – secondo i dati PISA 2022 – si evidenziano in modo netto in Italia, dove il gender gap in matematica è di ben 21,1 punti a favore dei maschi. Da qui parte una divergenza che viene amplificata da insegnamenti impliciti e aspettative stereotipate.
Fattori istituzionali e di discriminazione (bias di reclutamento, abbandono)
Oltre i muri domestici, esistono barriere di sistema. Uno studio del 2012 ha mostrato come, persino a parità di curriculum, le candidate donne vengano valutate meno competenti rispetto ai candidati maschi – un pregiudizio che filtra nelle selezioni accademiche e aziendali.
La tenuta delle carriere femminili nelle STEM è fragile: secondo Schiebinger, le donne hanno il doppio delle probabilità rispetto agli uomini di abbandonare la scienza e l’ingegneria nei primi anni dopo la laurea, lasciando sul campo competenze e talenti preziosi.
Impatto della sotto rappresentazione: economico, professionale e di riconoscimento
Effetti sul PIL e sull’economia (studio 2017, caso Scozia)
La diseguaglianza di genere nelle STEM produce costi tangibili. Un’indagine della Royal Society of Edinburgh ha stimato che raddoppiare il contributo delle donne altamente qualificate porterebbe alla Scozia ben 170 milioni di sterline l’anno.
In ambito europeo, uno studio condotto nel 2017 ha calcolato che la parità di genere nelle STEM potrebbe incrementare il PIL pro capite dell’Unione Europea di uno 0,7–0,9% entro il 2030, per poi arrivare al 2,2–3,0% entro il 2050.
Divario retributivo e premiazioni scientifiche
Il mondo del lavoro non premia nello stesso modo. In Australia, il gender pay gap nelle professioni STEM ha raggiunto il 30,1% nel 2013, in crescita rispetto all’anno precedente. E più si sale nella carriera accademica o industriale, più il divario tende ad aumentare.
Neanche il riconoscimento premia equamente: fra i Nobel nelle discipline chiave, il bilancio è severo. Dal 1901 al 2021, le donne hanno ottenuto solo 4 premi su 214 in Fisica, 7 su 180 in Chimica e 12 su 212 in Medicina. Gli uomini dominano la scena dei riconoscimenti internazionali, e la narrativa resta sbilanciata anche nella percezione pubblica: secondo un sondaggio OpinionWay/L’Oréal, il 55% del pubblico crede che sia stato un uomo a scoprire il gene del tumore al seno, mentre solo un terzo riconosce alla virologa Françoise Barré‑Sinoussi il Nobel 2008.
Donne STEM nella storia e figure famose da citare
Pioniere storiche: Marie Curie, Ada Lovelace, Rita Levi‑Montalcini
I volti delle STEM hanno nomi scolpiti nella storia. Marie Curie, due volte Nobel, prima donna a insegnare alla Sorbona; Ada Lovelace, mente visionaria della matematica e antesignana della programmazione, tanto che dal 2009 viene celebrata ogni anno il secondo martedì di ottobre con l’Ada Lovelace Day. Rita Levi-Montalcini, simbolo italiano della scienza, Premio Nobel per la Medicina 1986, protagonista nell’ambito della neurobiologia.
Esempi meno noti e contemporanei: Rosalind Franklin, Maryam Mirzakhani, Fabiola Gianotti, Hedy Lamarr, ‘Hidden Figures’
Accanto alle giganti, emergono figure troppo spesso sottovalutate: Rosalind Franklin, le cui immagini a raggi X del DNA furono decisive per la scoperta della struttura a doppia elica; Maryam Mirzakhani, prima donna e primo iraniano a vincere la Medaglia Fields nel 2014.
E ancora, Fabiola Gianotti, fisica italiana prima donna alla direzione generale del CERN, ruolo confermato per un secondo mandato; Hedy Lamarr, attrice e inventrice, pioniera delle tecniche di comunicazione a spettro espanso, oggi alla base della telefonia mobile.
Emblematiche, infine, le storie di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, matematiche afroamericane della NASA, portate alla ribalta dal film “Hidden Figures”, simbolo di un doppio riscatto: razziale e femminile.
Politiche, linee guida e interventi didattici per aumentare la partecipazione femminile
PNRR, Linee guida per le discipline STEM, D.M. 65/2023
Nell’ultimo decennio, l’attenzione politica è cresciuta esponenzialmente. Il PNRR ha fissato l’obiettivo di coinvolgere 370.000 classi e oltre 2 milioni di studentesse italiane nei percorsi di rafforzamento delle competenze STEM. Il D.M. 65/2023 obbliga scuole e istituti a promuovere percorsi di tutoring e orientamento mirato per aumentare la partecipazione femminile, anticipando l’intervento già nei primi anni scolastici.
La legge 197 del 29 dicembre 2022 (articolo 1, comma 552) ha confermato l’inserimento strutturale delle STEM nei PTOF di ogni ciclo, prevedendo un’attenzione crescente nei confronti delle alunne fin dall’infanzia.
Metodi didattici: interdisciplinarità, tutoring, orientamento precoce
Non sono solo le norme a segnare il cambiamento. Le linee guida enfatizzano l’efficacia di metodologie interdisciplinari che combinano teoria e pratica, promuovendo l’interazione tra discipline e superando la didattica tradizionale a compartimenti stagni.
L’orientamento precoce e l’affiancamento da parte di mentori femminili si rivelano cruciali nel favorire l’interesse e la fiducia delle bambine nelle materie scientifiche, spezzando il circolo vizioso degli stereotipi di genere.



